martedì 15 novembre 2011

E il sesto giorno furono creati i Justice



Justice. Un nome, un programma, e non è sarcasmo. È semplicemente realismo. Per chi non li conoscesse Justice potrebbe suonare come un duo di disgraziati neo-catecumeni creazionisti con in mano un synth al posto di una bibbia, o peggio, un Di Pietro che invece di scendere in politica si è dato all’elettronica. In realtà Justice è uno dei prodotti (parola usata volontariamente) musicali, a mio avviso, più riusciti della storia della musica.

Per comprendere meglio, questo discorso può essere esteso ad altri due progetti musicali, i Major Lazer e i Cool kids. Cos’hanno in comune Major Lazer con la loro dancehall elettronica, The Cool Kids con il loro colorato hipster hop, e i Justice con la loro electro biblica? Nulla. Perlomeno musicalmente parlando. Tre etichette differenti ( Mad Decent, C.A.K.E. e Ed Banger). Tre stili, generi e background differenti.

È nella composizione dell’immagine, del prodotto, dello stile, del personaggio, il tutto incentrato nella creazione di una propria nicchia artistico-musicale che troviamo affinità. È così che Justice diventa un “pacchetto”, un format, un’identità: una croce in cruda pietra, lapidaria, simbolo di giustizia divina, accompagnata da titoli musicali altrettanto giudaico-escatologici come Genesis, Civilization, Waters of Nazareth, Let there Be Light, e DVNO; e soprattutto la musica, ovviamente elettronica, combinata a linee di basso drammatiche, apocalittici colpi d’organo, schitarrate sintetiche assieme a suoni distorti e sintetizzati, condita da quel french touch, da quella nu disco e da quell’electro tipiche dell’etichetta francese Ed Banger (l’etichetta del manager dei Daft Punk in cui militano anche SebastiAN, Uffie, Mr Oizo, Cassius e Sebastien Tellier).

«Tu sei Pietra, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». Così i Justice hanno fondato una chiesa, e la loro croce ne è stata la cleuf de vaute con cui sintetizzare la fine dello scorso, e l’inizio dell’attuale millennio, riuscendo a canalizzare il background synthpop disco ed electro dei Daft Punk tipico della metà degli anni ’90, nello stile controverso e forse anche usato impropriamente, nu rave(accompagnati nell’impresa dai Digitalism, per dare meglio l’idea) tipico degli anni 2000.

Finalmente il loro nuovo album (il secondo), definito da loro stessi come “bedroom music”, con un titolo, nel solco della tradizione, di religiosa memoria, quasi francescana, Audio Video Disco. Horsepower, l’incipit, (ricalcante Genesis, il pezzo con cui esordiscono nel loro primo album, †, Cross), che come le trombe annunciano l’inesorabile giorno del giudizio, spiana la strada alla pietra miliare dell’album,Civilization. Civilization incarna il fragoroso frastuono generato nel corso dei secoli dalla civilizzazione, il roboante incedere della cultura umana con il suo processo trasformativo, l’assordante eco delle sue rovine e delle sue conquiste.

Evoluzione in pillole: «Stand in line as we march to the drums of the east, Paralyzed and possessed by crusaders deceased, Lost in the silence, the call from the turbulent times. Bound by the science that lives on the lips of the wise. The beating of a million drums/The fire of a million guns/The mother of a million sons.Civilization».

Mentre con Ohio e On’n’On riscoprono una vena eighties, a pezzi retrò e vintage, ai limiti dell’hippy, con lo stesso sapore di polaroid ingiallite e gite in California, Canon è energia musicale allo stato puro: Justice are back! Synth aggressivi e irruenti, schitarrate elettroniche e giri di basso graffianti, un omaggio al loro primo album,†, Cross.

Andando avanti, con Parade, si confluisce in una folla di fedeli in marcia, una parata di pianoforti e chitarre sintetizzati, ritmo andante e cadenzato, verso altri lidi, verso altri suoni, verso l’oracolo, che in questo caso è una croce, quella dei Justice. Nel nostro viaggio spirituale approdiamo a Newlands, in una differente dimensione musicale, chiamata rock, elemento che, seppur già familiare ai Justice, caratterizza specialmente il pezzo. La penultima canzone , Helix, simbolizza trascendenza musicale allo stato puro, suoni squillanti e crescenti, note musicali che evaporano come elio. Infine l’ultimo pezzo, il cui titolo Audio Video Disco ricorda un aforisma francescano, che con le sue polifonie, le sue voci corali, i suoi echi medioevali, sintetizzati in un unico flusso sonoro, santifica e purifica le orecchie peccatrici degli ascoltatori.

Religione, trascendenza sonora, rock ’n roll, electro, croci, organi, chiese, un disco, musica e giustizia divina, tutto condensato in un unico album. Nel sesto giorno furono creati i Justice. Giustizia fu fatta. (Genesis – †)


Flavio Ciabattoni
http://bassfactory.tumblr.com/





Catch us on:

www.facebook.com/playsnack
www.twitter.com/playsnack1
playsnackinfo@gmail.com

Nessun commento:

Posta un commento