sabato 10 dicembre 2011

E-Green "Entropia EP" in free download


E-Green, Italian rapper from Busto Arsizio (Varese), is out with a brand new EP titled "Entropia".
The EP contains both Italian and English rhymes, furthermore it features different collaborations on the microphone (Johnny Marsiglia, Mistaman, Pula +) and on the machines (Pisani CartellaMichelShakiDJ 2PGccioGerruzz, and others).
Out under Unlimited Struggle, label based in Treviso!

You can download the EP for free at this link.


E-Green, rapper Italiano di Busto Arsizio (Varese), è da poco uscito con il suo nuovo EP "Entropia".
L'EP contiene testi e rime in Italiano e in Inglese, inoltre presenta varie collaborazioni al microfono (Johnny MarsigliaMistamanPula +) e alle macchine (Pisani CartellaMichelShakiDJ 2P, Gccio, Gerruzz, e altri ancora).
Fuori per Unlimited Struggle, etichetta indipendente con sede a Treviso!

Puoi scaricare gratuitamente l'EP da questo link.





Here's a list of the artist's next shows and interviews. Click on the artists' and places' names to check their official webpages.
Qui sotto una lista dei prossimi eventi e interviste dell'artista. Clicca sui nomi dei vari artisti e locali per visitare le loro pagine ufficiali.


10/12/2011
Presentazione Ufficiale Di ENTROPIA EP + KILLA SOUL - BLOW - Code Club BUSTO ARSIZIO

13/12/2011
MISTAMAN & E-GREEN OSPITI @ Black OutRADIO BOCCONI

16/12/2011
Ospite Al KANTIERE DI VERBANIA "RAPPOOSHI" RELEASE PARTY

23/12/2011
E-GREEN + DJ SHOCCA - SABOTAGE Get Up Club BERGAMO

5/01/2011
HOSTING & PERFORMING @ SABOTAGE "LIVE" E-GREEN LIVE ON STAGE BEFORE SALMO

13/01/2011
E-GREEN LIVE w/MISTAMAN & DJ SHOCCA - BARRIOS MILANO

14/01/2011
Hosting BLOW @ Code Club BUSTO ARSIZIO - RESET! Live + Special Guest

20/01/2011
E-GREEN - BASSI MAESTRO - MAURY B - BLOOM DI MEZZAGO


For other infos, check the artist's pages linked below:

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E-Green Offical Myspace Page
E-Green Official Youtube Channel
Unlimited Struggle Official Website


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martedì 15 novembre 2011

Spank Rock (and Roll).



Spank Rock ha spaccato. Il culo a tutti i rapper del mondo, per la precisione.
Erissimaco, paragonando la musica all’amore, diceva che “la musica è l’unione tra ritmo e armonia”.
Così, Boyz Noize è armonia, Spank Rock ritmo, l’ultimo lavoro “Everything is boring and everyone is a fucking liar” è amore.
Il produttore tedesco di musica electro-techno Boys Noize è riuscito a iniettare agli Spank Rock, gruppo rap di Baltimora, quel pizzico di suono che era sempre mancato, pur avendo dimostrato di saperlo usare alla perfezione già in passato (come nella canzone “What it looks like” del loro primo album “YO YO YO YO YO”)
Ta Da, la prima canzone della tracklist, con un titolo quasi auto-introducente, dà fuoco alle polveri con una ninna nanna rap-minimal che si scontra con un testo dalla carica di un big bang in cui Naeem Juwan, il cantante, ci va sotto pesante con rime come “Every ghetto is a trap and all they chasing is the cheese then, every nigger is a rat”.
Ci si sofferma poi sugli ambienti aggressive e industrial di “Nasty”, per approdare alla voce paradisiaca della mitica Santigold in “The Car Song”, canzone con groove electropop, late-nite e uptempo, che evoca la stessa sensazione di scivolare in macchina sul tramonto del Sunset Boulevard.
Il viaggio continua, dal paradiso di “The Car Song” a un inferno di ritmi cinetici e metallici, echi dubstep e bassline lisergica di “Birfday”, lasciando il passo a “The Dance”, che ci riporta al pianeta Terra, più precisamente al Plastic tra hipster impazziti e scariche electro, per poi rimbalzare sulla dancehall sintetica di “Hit #1”, che con il suo fantastico video social decay, inscena la rovina di uno sfigato colletto bianco, entrato in un tunnel di follia, sesso, droga e rock ‘n roll.
Poi quattro pezzi, uno dietro l’altro: Turn it Off con una dose compressa di hypa hypa, Hennessey Youngman (Skit) , classico stile hip hop, quasi parlato, e infine si riprende il tipico “dirty rap” di Spank Rock con Hot Potato e Race Riot, un pezzo, quest’ultimo, che se arrivasse alle sue orecchie, farebbe andare Giovanardi in shock anafilattico ( “shake it till my dick turn racist”, canta il ritornello).
La penultima traccia, DTF DADT, che negli Usa sono gli acronomi di emanazioni politiche catto-bigotte come “Defend the Faith” e “Don’t Ask Don’t Tell”, viene accompagnata da un fantastico video in bianco e nero che sembra il rifacimento in chiave futurista de “Le Colline hanno gli occhi”. Un gruppo di aristocratici, nel mezzo di un baccanale, viene attaccato da tre figure geometriche comparse dal nulla, e reagisce, massacrando e stuprando, stile Arancia Meccanica, lo sventurato branco bidimensionale, con una voce sintetica di sottofondo accompagnata da echi minimal.
Infine Energy, la canzone con una deviazione standard di 1000, rispetto al solito stile di Spank Rock. Melodica, cantata, sembra quasi un Johnny Cash in versione nigga, skinny jeans e cappellino zebrato.
Album top, dunque. Il genio di Boys Noize, con la collaborazione di artisti come il fantastico Williams Pharrell, il fashionista Mark Ronson, il folle Sam Spiegel, ha condensato tutto in uno stile hipster hop, vestiti nu rave e occhiali alla NYC anni Ottanta, fanno di Everything is Boring and Everyone is a Fucking Liar una delle migliori produzioni dell’anno, sia nel mondo hip hop che in quello dell’elettronica.
Non ci si poteva aspettare di meglio da Spank Rock, continuando a sperare in una futura produzione che veda insieme Spank Rock, Santigold, Amanda Blank, M.I.A., Rye Rye e I Cool Kids.
Tutti artisti allineati a quell’hip hop alternativo , elettronico, colorato e auto-ironico, che rappresenta un po’ la terza via rispetto all’ hip hop pappone e pacchiano tipico degli Stati Uniti (Fifty Cent, Eminem, ecc.) e il Grime, ovvero quello ghetto-aggressive tipico della Gran Bretagna. L’hip hop italiano, con le sue emanazioni coatte, non lo consideriamo nemmeno.
E se qui in Italia i tamarri si consolano con il Time Warp e la sua minimal tech stantia, non ci resta altra alternativa che comprare al volo il primo biglietto per Baltimora. 

                       “I wanna go West, like Kayne” (cit. Spank Rock )



Flavio Ciabattoni
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E il sesto giorno furono creati i Justice



Justice. Un nome, un programma, e non è sarcasmo. È semplicemente realismo. Per chi non li conoscesse Justice potrebbe suonare come un duo di disgraziati neo-catecumeni creazionisti con in mano un synth al posto di una bibbia, o peggio, un Di Pietro che invece di scendere in politica si è dato all’elettronica. In realtà Justice è uno dei prodotti (parola usata volontariamente) musicali, a mio avviso, più riusciti della storia della musica.

Per comprendere meglio, questo discorso può essere esteso ad altri due progetti musicali, i Major Lazer e i Cool kids. Cos’hanno in comune Major Lazer con la loro dancehall elettronica, The Cool Kids con il loro colorato hipster hop, e i Justice con la loro electro biblica? Nulla. Perlomeno musicalmente parlando. Tre etichette differenti ( Mad Decent, C.A.K.E. e Ed Banger). Tre stili, generi e background differenti.

È nella composizione dell’immagine, del prodotto, dello stile, del personaggio, il tutto incentrato nella creazione di una propria nicchia artistico-musicale che troviamo affinità. È così che Justice diventa un “pacchetto”, un format, un’identità: una croce in cruda pietra, lapidaria, simbolo di giustizia divina, accompagnata da titoli musicali altrettanto giudaico-escatologici come Genesis, Civilization, Waters of Nazareth, Let there Be Light, e DVNO; e soprattutto la musica, ovviamente elettronica, combinata a linee di basso drammatiche, apocalittici colpi d’organo, schitarrate sintetiche assieme a suoni distorti e sintetizzati, condita da quel french touch, da quella nu disco e da quell’electro tipiche dell’etichetta francese Ed Banger (l’etichetta del manager dei Daft Punk in cui militano anche SebastiAN, Uffie, Mr Oizo, Cassius e Sebastien Tellier).

«Tu sei Pietra, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa». Così i Justice hanno fondato una chiesa, e la loro croce ne è stata la cleuf de vaute con cui sintetizzare la fine dello scorso, e l’inizio dell’attuale millennio, riuscendo a canalizzare il background synthpop disco ed electro dei Daft Punk tipico della metà degli anni ’90, nello stile controverso e forse anche usato impropriamente, nu rave(accompagnati nell’impresa dai Digitalism, per dare meglio l’idea) tipico degli anni 2000.

Finalmente il loro nuovo album (il secondo), definito da loro stessi come “bedroom music”, con un titolo, nel solco della tradizione, di religiosa memoria, quasi francescana, Audio Video Disco. Horsepower, l’incipit, (ricalcante Genesis, il pezzo con cui esordiscono nel loro primo album, †, Cross), che come le trombe annunciano l’inesorabile giorno del giudizio, spiana la strada alla pietra miliare dell’album,Civilization. Civilization incarna il fragoroso frastuono generato nel corso dei secoli dalla civilizzazione, il roboante incedere della cultura umana con il suo processo trasformativo, l’assordante eco delle sue rovine e delle sue conquiste.

Evoluzione in pillole: «Stand in line as we march to the drums of the east, Paralyzed and possessed by crusaders deceased, Lost in the silence, the call from the turbulent times. Bound by the science that lives on the lips of the wise. The beating of a million drums/The fire of a million guns/The mother of a million sons.Civilization».

Mentre con Ohio e On’n’On riscoprono una vena eighties, a pezzi retrò e vintage, ai limiti dell’hippy, con lo stesso sapore di polaroid ingiallite e gite in California, Canon è energia musicale allo stato puro: Justice are back! Synth aggressivi e irruenti, schitarrate elettroniche e giri di basso graffianti, un omaggio al loro primo album,†, Cross.

Andando avanti, con Parade, si confluisce in una folla di fedeli in marcia, una parata di pianoforti e chitarre sintetizzati, ritmo andante e cadenzato, verso altri lidi, verso altri suoni, verso l’oracolo, che in questo caso è una croce, quella dei Justice. Nel nostro viaggio spirituale approdiamo a Newlands, in una differente dimensione musicale, chiamata rock, elemento che, seppur già familiare ai Justice, caratterizza specialmente il pezzo. La penultima canzone , Helix, simbolizza trascendenza musicale allo stato puro, suoni squillanti e crescenti, note musicali che evaporano come elio. Infine l’ultimo pezzo, il cui titolo Audio Video Disco ricorda un aforisma francescano, che con le sue polifonie, le sue voci corali, i suoi echi medioevali, sintetizzati in un unico flusso sonoro, santifica e purifica le orecchie peccatrici degli ascoltatori.

Religione, trascendenza sonora, rock ’n roll, electro, croci, organi, chiese, un disco, musica e giustizia divina, tutto condensato in un unico album. Nel sesto giorno furono creati i Justice. Giustizia fu fatta. (Genesis – †)


Flavio Ciabattoni
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venerdì 11 novembre 2011

Nigga is the New Black!




Quando Carter G. Woodson si apprestava a organizzare la Negro History Week, mai si sarebbe aspettato che 85 anni dopo, un ventenne dalla pelle bianca ne avrebbe scritto un articolo che sarebbe stato perfino pubblicato sul magazine che fa riferimento a uno dei più famosi esponenti dell’ex Msi. Ebbene sì, i tempi sono cambiati. Dal 1926, la Negro History Week, poi diventata il Black History Month, il mese di Ottobre, rappresenta nei Paesi angloamericani la celebrazione della cultura afroamericana, con la divulgazione delle sue conquiste e dei contributi apportati alla società.

«We could call it just history month, but it’s more than that. It’s about forgotten heroes and stories that we never get told at school. We are taught more about the Battle of Waterloo at school than the relevance of Dr Martin Luther King. We hope this month goes some way to fill in the gaps». Recita il sito della BBC radio 1 xtra, i cui dj dedicano parte del loro palinsesto alla musica black, lanciando candidati ai Black Music Origin Awards, che si sono tenuti a Glasgow il 5 ottobre, la cui peculiarità è che la metà dei candidati non sono manco di colore, per far capire quanto la cultura anglosassone sia intrinsecamente black.

I candidati dei Black Awards, vanno dalla hyper Nicki Minaj alla famosa Beyoncé, dalla cantante funky-dubstep Katy B al grime star Tinie Tempah. Oltre alla new star Jessie J, ai mitici drum step Chase n Status passando per la melodica Adele e finendo col figlio del reggae king, Damian Marley. Anche la bianca (ma non troppo) Italia ha avuto la sua parte, con Alborosie nominato (e vincitore) del Best Reggae act.

Dal 1926 di tempo ne è passato. Da un passato di soprusi e discriminazioni, quella afroamericana è diventata, in assoluto, la cultura più attiva, colorata e carica del mondo occidentale. Un afroamericano che diventa l’uomo più potente (e il presidente piu’ figo) del mondo, i fan di Bob Marley hanno superato in numero quelli di Gesu’ Cristo, le big mamas che vanno sempre più di moda, la musica black che spinge sempre di più.

Borghezio si augura una Padania bianca e cristiana. 


Io vi auguro un buon Black History Month a tutti.

martedì 8 novembre 2011

MiniSnack!

After 7 years..Mark Lanegan Band announced their new album is almost ready! Call Blues Funeral! Going to be out on 6th February 2012!
Check it out on his official site!
http://marklanegan.com/

MiniSnack! MTV EMA 2011 WINNERS



Yesterday evening in Belfast took place the MTV Europe Music Awards 2011 Edition.
Many artists were featured during the show including Justin Bieber, Jessie J, Lady Gaga, or Queen right at the curtain's fall.
About 158 million people voted their favourite artists and bands. These are the 2011 winners:


Best Male - 
Justin Bieber
Best Female - Lady Gaga
Best Song -
 Lady Gaga
Best Video - Lady Gaga
Best Pop - Justin Bieber
Best Rock - Linkin Park
Best Hip Hop - Eminem
Best Alternative - 30 Seconds to Mars
Biggest Fan - Lady Gaga
Best Push - Bruno Mars
Best New - Bruno Mars
Best Live - Katy Perry
Best World Stage - 30 Seconds to Mars
Worldwide Act - BigBang
Global Icon - Queen


Congratulations to all the winners! See you for the 2012 edition!!



jules


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lunedì 7 novembre 2011

1971 Pink Floyd at Pompeii ha 40 anni




Si racconta che Adrian Maben, regista scozzese in vacanza in Italia, perse il portafogli e quando se ne accorse tornò sui luoghi che aveva visitato. Tornò dunque  a sera presso gli scavi di Pompei e arrivato sul posto vide quel luogo con occhi che non aveva avuto poche ore prima. Il silenzio immobile delle pietre, le ombre lunghe sul terreno, il profilo della montagna nel rosso del sole calante, istantanee magiche che meritavano di essere riempite da chi con la musica sapeva colorare le immagini. Nacque cosi il più straordinario, epico, insolito concerto rock di tutti i tempi.
Non fu un’impresa semplice, basti pensare ai chilometri di cavi utilizzati per alimentare gli amplificatori, oppure agli strumenti arrivati con ritardo e che resero le riprese più frettolose.
Nulla però di quella magia cui aveva pensato Maben andò perduta. Sette brani, estratti da Meddle dello stesso anno,  Ummagumma  e A Saucerful of Secrets e un inedito – Mademoiselle Nobs – “cantato” da un cane, esperimento già compiuto con Seamus nel disco studio dello stesso anno. Sessantadue minuti di sperimentazione psichedelica come non si era mai visto prima di allora.