Spank Rock ha spaccato. Il culo a tutti i rapper del mondo, per la precisione.
Erissimaco, paragonando la musica all’amore, diceva che “la musica è l’unione tra ritmo e armonia”.
Così, Boyz Noize è armonia, Spank Rock ritmo, l’ultimo lavoro “Everything is boring and everyone is a fucking liar” è amore.
Il produttore tedesco di musica electro-techno Boys Noize è riuscito a iniettare agli Spank Rock, gruppo rap di Baltimora, quel pizzico di suono che era sempre mancato, pur avendo dimostrato di saperlo usare alla perfezione già in passato (come nella canzone “What it looks like” del loro primo album “YO YO YO YO YO”)
Ta Da, la prima canzone della tracklist, con un titolo quasi auto-introducente, dà fuoco alle polveri con una ninna nanna rap-minimal che si scontra con un testo dalla carica di un big bang in cui Naeem Juwan, il cantante, ci va sotto pesante con rime come “Every ghetto is a trap and all they chasing is the cheese then, every nigger is a rat”.
Ci si sofferma poi sugli ambienti aggressive e industrial di “Nasty”, per approdare alla voce paradisiaca della mitica Santigold in “The Car Song”, canzone con groove electropop, late-nite e uptempo, che evoca la stessa sensazione di scivolare in macchina sul tramonto del Sunset Boulevard.
Il viaggio continua, dal paradiso di “The Car Song” a un inferno di ritmi cinetici e metallici, echi dubstep e bassline lisergica di “Birfday”, lasciando il passo a “The Dance”, che ci riporta al pianeta Terra, più precisamente al Plastic tra hipster impazziti e scariche electro, per poi rimbalzare sulla dancehall sintetica di “Hit #1”, che con il suo fantastico video social decay, inscena la rovina di uno sfigato colletto bianco, entrato in un tunnel di follia, sesso, droga e rock ‘n roll.
Poi quattro pezzi, uno dietro l’altro: Turn it Off con una dose compressa di hypa hypa, Hennessey Youngman (Skit) , classico stile hip hop, quasi parlato, e infine si riprende il tipico “dirty rap” di Spank Rock con Hot Potato e Race Riot, un pezzo, quest’ultimo, che se arrivasse alle sue orecchie, farebbe andare Giovanardi in shock anafilattico ( “shake it till my dick turn racist”, canta il ritornello).
Il viaggio continua, dal paradiso di “The Car Song” a un inferno di ritmi cinetici e metallici, echi dubstep e bassline lisergica di “Birfday”, lasciando il passo a “The Dance”, che ci riporta al pianeta Terra, più precisamente al Plastic tra hipster impazziti e scariche electro, per poi rimbalzare sulla dancehall sintetica di “Hit #1”, che con il suo fantastico video social decay, inscena la rovina di uno sfigato colletto bianco, entrato in un tunnel di follia, sesso, droga e rock ‘n roll.
Poi quattro pezzi, uno dietro l’altro: Turn it Off con una dose compressa di hypa hypa, Hennessey Youngman (Skit) , classico stile hip hop, quasi parlato, e infine si riprende il tipico “dirty rap” di Spank Rock con Hot Potato e Race Riot, un pezzo, quest’ultimo, che se arrivasse alle sue orecchie, farebbe andare Giovanardi in shock anafilattico ( “shake it till my dick turn racist”, canta il ritornello).
La penultima traccia, DTF DADT, che negli Usa sono gli acronomi di emanazioni politiche catto-bigotte come “Defend the Faith” e “Don’t Ask Don’t Tell”, viene accompagnata da un fantastico video in bianco e nero che sembra il rifacimento in chiave futurista de “Le Colline hanno gli occhi”. Un gruppo di aristocratici, nel mezzo di un baccanale, viene attaccato da tre figure geometriche comparse dal nulla, e reagisce, massacrando e stuprando, stile Arancia Meccanica, lo sventurato branco bidimensionale, con una voce sintetica di sottofondo accompagnata da echi minimal.
Infine Energy, la canzone con una deviazione standard di 1000, rispetto al solito stile di Spank Rock. Melodica, cantata, sembra quasi un Johnny Cash in versione nigga, skinny jeans e cappellino zebrato.
Infine Energy, la canzone con una deviazione standard di 1000, rispetto al solito stile di Spank Rock. Melodica, cantata, sembra quasi un Johnny Cash in versione nigga, skinny jeans e cappellino zebrato.
Album top, dunque. Il genio di Boys Noize, con la collaborazione di artisti come il fantastico Williams Pharrell, il fashionista Mark Ronson, il folle Sam Spiegel, ha condensato tutto in uno stile hipster hop, vestiti nu rave e occhiali alla NYC anni Ottanta, fanno di Everything is Boring and Everyone is a Fucking Liar una delle migliori produzioni dell’anno, sia nel mondo hip hop che in quello dell’elettronica.
Non ci si poteva aspettare di meglio da Spank Rock, continuando a sperare in una futura produzione che veda insieme Spank Rock, Santigold, Amanda Blank, M.I.A., Rye Rye e I Cool Kids.
Tutti artisti allineati a quell’hip hop alternativo , elettronico, colorato e auto-ironico, che rappresenta un po’ la terza via rispetto all’ hip hop pappone e pacchiano tipico degli Stati Uniti (Fifty Cent, Eminem, ecc.) e il Grime, ovvero quello ghetto-aggressive tipico della Gran Bretagna. L’hip hop italiano, con le sue emanazioni coatte, non lo consideriamo nemmeno.
E se qui in Italia i tamarri si consolano con il Time Warp e la sua minimal tech stantia, non ci resta altra alternativa che comprare al volo il primo biglietto per Baltimora.
“I wanna go West, like Kayne” (cit. Spank Rock )
Flavio Ciabattoni
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